One Health e rischi sistemici
di Giacomo Balduzzi
Università degli Studi del Piemonte Orientale
Rischi sistemici e approcci integrati alla salute
Da ormai oltre vent’anni tra studiosi di varie discipline e attori istituzionali a diversi livelli di governo sono in circolazione idee e concetti che fanno riferimento alla necessità di sviluppare approcci integrati alla salute. Tale esigenza si delinea soprattutto a partire dalla constatazione di fatto che si profilano nel futuro rischi sempre più drammatici e pressanti che minacciano nello stesso tempo l’uomo, le altre specie viventi che abitano il pianeta e gli ecosistemi, mettendone a rischio la stessa sopravvivenza. L’espressione “One Health” (OH) si afferma in particolare a seguito di una conferenza tenuta nel 2004 a New York. L’iniziativa fu patrocinata da alcune istituzioni sanitarie nazionali e internazionali per i numerosi casi di infezione da zoonosi e altre malattie infettive veicolate dagli animali in vari paesi. Dalla conferenza emersero 12 raccomandazioni, etichettate come “Manhattan Principles” link, con le quali i ricercatori indicarono le priorità per «un approccio internazionale e interdisciplinare» teso a contrastare «le minacce alla salute della vita sulla Terra». Tali minacce sono «intimamente connesse» a «fenomeni» quali «perdita delle specie, degrado dell’habitat, inquinamento, specie alloctone invasive, cambiamento climatico globale». Gli scienziati richiamano alla necessità di «abbattere le barriere» organizzative, professionali, istituzionali e disciplinari e a sviluppare una «unità di approccio» tra salute umana, animale e dell’ambiente naturale. Il manifesto esorta a coinvolgere «leader mondiali, società civile, comunità globale della salute e istituzioni scientifiche» nella ricerca di «soluzioni adattive, lungimiranti e multidisciplinari» link.
Il pericolo di una crescita incontrollata di nuove infezioni di origine zoonotica giustifica il grido d’allarme da parte di alcune organizzazioni scientifiche e istituzioni a livello nazionale e internazionale, nonché il richiamo ad adottare una prospettiva di ricerca e azione politica che prenda sul serio le connessioni tra le diverse specie viventi (uomini, animali, piante, ecc.) e gli ecosistemi. In un recente rapporto, gli esperti del programma ONU per la protezione ambientale, aggiuntosi nel 2022 alle tre organizzazioni impegnate nella condivisione di una strategia OH, scrivono che nei prossimi decenni si stima un tasso annuo di crescita degli eventi di spillover compreso tra il 5% e l’8%. Si stima che i decessi causati da tali patogeni possano essere nel 2050 pari a 12 volte quelli nel 2020. Inoltre, considerando l’esistenza di circa 1,7 milioni di virus ancora sconosciuti presenti nella biosfera, cresce la preoccupazione per il potenziale di questi patogeni nel causare nuove epidemie link e per le conseguenze della crescita e diffusione della resistenza agli antimicrobici (AMR), definita «pandemia silenziosa» .
La tragica crisi sanitaria causata dal Covid-19 ha contribuito a incrementare l’attenzione generale attorno all’importanza dell’approccio OH. Infatti, come spiegava il Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità durante uno dei momenti più drammatici della pandemia, «soltanto con un approccio integrato rivolto alla salute pubblica, alla salute animale e all’ambiente possiamo prevenire le future pandemie» link.
Inoltre, la circolazione delle malattie degli animali o delle piante, così come le trasformazioni degli ecosistemi, le interruzioni ambientali e le perturbazioni legate al clima, provocano crisi sociali ed economiche, con enormi rischi potenziali anche per la salute e il benessere delle società, anche quando non minacciano direttamente la salute umana. Ne è un esempio la Peste Suina Africana (ASF), che ha interessato nel 2022 11 Stati membri dell’UE, tra i quali l’Italia, dopo che l’ondata epidemiologica aveva colpito anche il più grande produttore di suini al mondo, la Cina. La malattia rischia di compromettere un comparto produttivo che, nel suo insieme, pesa per il 5,5% sul totale del fatturato di uno dei settori più importanti dell’economia italiana, l’agroalimentare. Gli esseri umani, che fortunatamente non subiscono conseguenze dal contatto con il virus, sono vettori e possono trasmettere la malattia tanto ai suidi selvatici (cinghiali), quanto a quelli domestici (maiali da allevamento).
L’esempio sopra presentato mostra i collegamenti intimi e sfaccettati che legano la salute collettiva e la vita quotidiana delle società umane, nonché le nuove e molteplici modalità che pongono oggi in relazione l’umano e il non umano da un lato, il biologico e il sociale dall’altro.
La One Health come categoria sociologica
La OH può essere letta e interpretata come un «campo», nell’ottica di Bourdieu link, un’arena nella quale i rapporti di forza tra gli attori sono in parte il frutto di regole, assetti e condizioni non predeterminati, ma stabiliti dalle interazioni tra gli attori. In questo senso, il campo della OH è una struttura strutturata e strutturante in fase di istituzionalizzazione, nel quale vengono costantemente mobilitate risorse, conoscenze e relazioni con l’esito di continuamente costruire e ricostruire i rapporti di forza e le posizioni di diverse definizioni, discipline, competenze professionali, ruoli, idee, problemi e soluzioni.
Il campo istituzionale della OH appare un sistema complesso, chiamato a integrare non solo diverse discipline scientifiche, ma anche molteplici ambiti, attori e interessi politici, economici, professionali. In ragione di ciò, il contributo delle scienze sociali appare più che mai utile per sviluppare, gestire e governare l’istituzionalizzazione della OH, in chiave cognitiva e operativa link.
Le origini della OH vanno viste nel quadro delle trasformazioni legate alla modalità di concepire e affrontare il rischio nelle società contemporanee. Ulrich Beck notava, già a partire dalla metà degli anni Ottanta, che la modernizzazione, insieme a ricchezza e benessere, distribuisce rischi che evocano «l’eventualità dell’autodistruzione della vita sul pianeta», minacciando «la vita sulla terra in tutte le sue forme» link. I rischi contemporanei si presentano come «manufactured uncertainties», ovverosia come conseguenze prodotte dalla società stessa, effetti collaterali della modernizzazione sostenuta dal progresso tecnico e scientifico che si caratterizzano per essere incalcolabili, incontrollabili e, in ultima analisi, non (più) assicurabili, per lo meno privatamente. link link
Nelle società del rischio la divisione del lavoro tra scienza, politica ed economia si rompe e deve essere rinegoziata. Da un lato le condizioni della calcolabilità del rischio e del suo contenimento istituzionale falliscono, dall’altro, proprio l’incertezza e la non prevedibilità delle conseguenze distruttive nel futuro costituiscono uno «stimolo all’azione». Il rischio ci impone di pensare a come evitare il non-ancora-evento che, se dovesse verificarsi, comporterebbe la catastrofe planetaria, ci spinge a progettare un’alternativa di futuro.
La OH come scienza della vita in tutte le sue forme indaga le connessioni grazie alle quali è possibile conoscere e pre-vedere il rischio. La OH come nuovo progetto e orizzonte di intervento, specularmente, utilizza quelle stesse connessioni che rendono manifesto il rischio e le finalizza a una strategia integrata che consenta di agire all’inverso e promuovere la salute in chiave “globale”, sistemica, per scongiurare la minaccia di una distruzione irreversibile.
In tale prospettiva, la OH si delinea come un’utopia concreta (o reale, possibile), poiché non soltanto prefigura un miglioramento nel futuro, ma consente di sperimentare le modalità per raggiungere la trasformazione auspicata attraverso pratiche già messe in atto da ricercatori, esperti, professionisti. A differenza delle classiche narrazioni utopistiche, la OH propone un’alternativa non tanto alle condizioni esistenti, quanto alle prospettive future. L’utopia possibile nella società del rischio è la proiezione di un futuro alternativo a quello (distopico) delineato dalle attuali condizioni dei rapporti tra uomo, animali ed ecosistemi.
Le applicazioni concrete dell’approccio One Health
In una ricerca promossa dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta tra il 2017 e il 2021, condotta da un gruppo di ricerca composto da sociologi e ricercatori di epidemiologia veterinaria del quale ho fatto parte, sono stati studiati i processi di lavoro e cura messi in atto dagli allevatori, anche al fine di individuare fattori strategici che possono consentire un loro miglioramento, sviluppando in maniera piena e completa un approccio di analisi del rischio. link Il Regolamento UE 429/2016 del 9 marzo 2016 relativo alle malattie animali trasmissibili, fa esplicito riferimento al concetto di OH, quale principio ispiratore delle norme ivi contenute. In Italia, il CReNBA (Centro di Referenza Nazionale sul Benessere Animale) ha messo a punto e implementato linee guida per la valutazione del benessere e per la rilevazione dei fattori di rischio degli allevamenti di bovini da latte, sviluppando un sistema basato su un’apposita check-list. L’attenzione al benessere animale ha effetti diretti nel prevenire e curare mastiti e altre malattie, riducendo così il ricorso a medicine e antibiotici, a scopo di cura e profilassi. Una simile riduzione rappresenta un contributo al contrasto al fenomeno della antimicrobico-resistenza. Appare chiaro, dunque, il legame tra sanità animale e sanità pubblica, ambiente, sicurezza degli alimenti e dei mangimi, benessere degli animali, sicurezza dell’approvvigionamento alimentare, aspetti economici, sociali e culturali. Dalla ricerca sono emersi diversi approcci al benessere animale, con chiare ricadute sulla visione del modo di mettere in connessione le esigenze e gli interessi dell’allevatore e dell’azienda e la salute globalmente intesa (animale, umana, ambientale). Tali approcci non risultano essere ascritti all’individualità degli allevatori, ma nascono, si sviluppano e si consolidano nella relazione tra diversi attori, portatori di differenti interessi e saperi. Ne è un esempio il fatto che, a fronte di molti intervistati che continuano a considerare la valutazione del CReNBA come un controllo, altri colgono l’opportunità di raccogliere informazioni per un miglioramento in grado di anticipare strategicamente il cambiamento normativo o le richieste dei consumatori, guardando così ai valutatori non come controllori, ma come consulenti.
Nel complesso, il contesto della ricerca rappresenta un campo costruito da politiche ispirate al concetto di OH, volte a promuovere il welfare animale in una prospettiva olistica della salute e del benessere che abbraccia tutte le specie viventi, nell’ottica di attivare processi che producono effetti collaterali inversi a quelli che producono i rischi sistemici. La complessità dell’intervento adottato è legata all’intreccio tra almeno tre dimensioni: 1) politica; 2) economica; 3) scientifica. Il successo dell’intervento si basa sulla possibilità di innescare una trasformazione che coinvolga tutte e tre queste dimensioni, producendo uno squilibrio rispetto allo status quo e, al tempo stesso, tentando un nuovo riequilibrio tra le diverse componenti. Il «campo» della OH è il luogo nel quale tale processo di trasformazione è attivato, regolato, negoziato. Nel campo, i diversi attori coinvolti in tale cambiamento si scambiano risorse e negoziano le reciproche posizioni, determinandone così il “se” e il “come”.
Conclusioni
Nel quadro sopra descritto appare cruciale la collaborazione non solo tra diverse discipline, ma anche tra queste ultime e il sapere pratico-esperienziale, veicolato da diversi attori portatori di differenti tipi di conoscenza.
In questo senso, la riflessione intorno alla OH spinge a guardare criticamente i possibili modi di intendere i rapporti tra le discipline. A differenza degli approcci multidisciplinari, l’approccio transdisciplinare trascende i confini tradizionali concentrandosi sulle interazioni tra, attraverso e oltre le discipline con un quadro concettuale condiviso. Adottando un taglio transdisciplinare, politiche e interventi che scelgono di adottare una prospettiva OH dovrebbero prevedere il coinvolgimento attivo di scienziati e attori non accademici, favorendo la mobilitazione e la messa in circolo di diversi tipi di conoscenza e l’integrazione tra ricerca accademica e conoscenze pratico-esperienziali, per esempio amministratori locali, membri di organizzazioni non governative e di volontariato, professionisti, imprenditori, rappresentanti sindacali, agricoltori e allevatori, cittadini. link Favorendo il confronto tra discipline e la partecipazione dei portatori di diversi saperi pratici coinvolti a diverso titolo attorno a un problema e stimolando processi di trasformazione delle pratiche e dei comportamenti, tale approccio integrato può provocare effetti potenzialmente virtuosi rispetto all’efficacia, all’adeguatezza e all’incisività delle misure adottate.



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